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CRITICA

Gloria Mignacca
Insegnante ceramista e artigiana Roma – fonda la prima scuola/associazione della ceramica artistica e dell’arte a Roma

È stata mia allieva nel mio corso trentennale di scultura in creta. Particolare il suo carattere di artista: disponbile verso la tecnica, ma con un indirizzo personale in ogni opera; caratterizzato fin dai primi pezzi empirici, da una costante determinazione stilistica.L’accostarsi alla materia in tutte le sue dimensioni, il fronte/retro affrontati sempre con curiosità e decisione individualistica. La sua pittura, piena di sovrapposizioni, e quindi di “materia”, è stata senz’altro influenzata dal contatto con l’argilla. Credo che le sue capacità pittoriche abbiano ricevuto un impulso da questo contatto arricchendosi di segno e colore, stimolando un equilibrio ritmico in continua sospensione.
Gunter Bechtle
Professore di Sociologia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Più di dieci anni fa ho avuto l’occasione di vedere una mostra “Theatrum naturae et artis” all’Università di Humboldt. Il suo leitmotiv era una frase del poeta e pittore William Blake: “non conoscere molto, ma far dialogare molte cose diverse”. Questa è una delle premesse della creatività. Queste parole, simili ad un concerto tra strumenti vari, è anche la caratteristica principale delle opere di Stefania Foresi: far comunicare fra loro materia e colore; la sovrapposizione fra più strati che nel loro insieme creano una struttura di profondità che ben ricorda una scultura fatta da mano artigianale. Nasce un’ atmosfera di un rapporto denso tra i vari elementi di materia e colore, un rapporto quasi casuale ma istintivo e sorprendente che spalanca la pittura verso una universalità di materia, di colore, una composizione ritmica in cui i colori diventano suoni che si muovono nello spazio. E non è neanche casuale che i quadri della pittrice siano stati anche parte di uno spettacolo teatrale e abbiano rappresentato una specie di sceneggiatura. Mi viene in mente da ciò una lettera che Beckmann scrisse ad una giovane pittrice: “Impara le forme della natura a memoria che si possano usare come le note di un pezzo musicale.” Così si impedisce che la pittura diventi una pittura del pensiero astratto e concettuale. Da un lato l’assoluto del piano come contenitore del tutto; dall’altro lo spazio, il teatro della plasticità che significa “rimanere alle cose” come disse Rossellini.
Francesca Sacerdoti
Giornalista

Stefania Foresi affascina con i suoi accostamenti di materia e colore che si inseguono vicendevolmente per poi trovare un punto di arrivo ( o di partenza) su di una superficie rialzata dalla sovrapposizione di più strati. Dentro i suoi colori, densi e compatti, trovano spazio delicate rappresentazioni della natura e astratte allegorie fortemente grafiche, che regalano atmosfere distanti tra di loro eppure calde e avvolgenti. Il contrasto tra la netta linea del pennello e l'armonica e, nel contempo, irregolare sovrapposizione materica, rivelano il carattere entusiasta e curioso dell’artista che, nel ricercare un’affinità cromatica, dà vita ad una dissonanza stilistica che seppur contrastante, risulta fortemente ritmica. La ricerca tecnica si incontra/scontra in questi lavori, dando vita ad un equilibrio precario tra la purezza di ritrovare, alle volte, una mano quasi artigiana e la consapevolezza che guida la mano in maniera diligente e voluta attraverso atmosfere che si impregnano di casualità e di involontaria sorpresa.